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Il rifugio Tita Secchi è situato ai piedi della parete sud del
Cornone di Blumone (m. 2843), nei pressi del lago della Vacca.
Sostituisce il vecchio rifugio Gabriele Rosa, attualmente utilizzato
solo come bivacco invernale.
La "vacca" è una roccia avente la caratteristica forma di questo
animale e da il nome al lago e al passo.
Da Breno, a nord del lago di Iseo, imbocchiamo la provinciale 345
per il Passo di Croce Domini.
Due km. circa prima del passo, di fronte al rifugio Tassara in
Bazena (m. 1802) parte il sentiero n. 1 (ex n. 18).
Continuando lungo la provinciale invece, raggiungiamo dapprima il
rifugio Croce Domini (m. 1890) e poi l'omonimo passo (m. 1950).
Scendendo l'altro versante, dopo un paio di chilometri arriviamo
alla Malga Cadino della Banca (m. 1799) dove parte il sentiero n.
19.
Ricordo che gli ultimi chilometri prima e dopo il passo vanno
percorsi con la massima prudenza in quanto la strada è stretta e
priva di guard rail.
Primo Itinerario: dal Rifugio Tassara a Bazena (sentiero n. 1)
Questo itinerario, che inizialmente portava il n. 18, è stato
aggiunto alla parte iniziale del sentiero n. 1 ed è pertanto
diventato la prima tappa dell'Alta Via dell'Adamello.
Sul lato sinistro della provinciale, di fronte al Rifugio Tassara,
c'è un ampio parcheggio sterrato. Alcuni segnavia indicano: la Malga
Val Fredda a ore 0.50, il Passo Val Fredda a ore 1.40 e il Rifugio
Tita Secchi a ore 2.50
Ci incamminiamo lungo una stradina sterrata in leggera salita tra i
prati. A sinistra c'è una bacheca e a destra una pozza d'acqua.
Superiamo una fontana con doppia vasca e ignoriamo un ampio sentiero
che si stacca a sinistra. La pendenza aumenta.
Poi continuiamo in leggera salita tra prati e radi larici. Sulla
destra c'è un casello dell'acquedotto.
Superiamo un'altra fontana con vasca e giriamo a destra ignorando
due stradine che continuano diritto (m. 1870). La pendenza aumenta.
Di tanto in tanto la strada è attraversata da una canalina per lo
scolo dell'acqua.
Percorriamo un tratto su fondo selciato, poi la strada ritorna
sterrata. Un sentiero si innesta da sinistra.
Dopo un tornante verso sinistra continuiamo in leggera salita, poi
la pendenza aumenta.
Al successivo tornante troviamo un altro sentiero che sale da
sinistra. Attorno alla strada i larici ora sono più numerosi.
Troviamo un sentiero con gradini di legno che si immette da sinistra
ed un cartello che avvisa che stiamo entrando nel Parco
dell'Adamello.
Giunti ad un bivio (m. 2040), lasciamo il percorso che continua
verso un laghetto e la Malga Val Fredda e proseguiamo sulla destra a
mezza costa lungo le pendici occidentali del Monte Mattoni.
Da questo punto troviamo a lato della strada alcuni piccoli cartelli
che illustrano le principali caratteristiche di alcune specie
botaniche situate nei pressi. Possiamo così conoscere meglio: il
salice reticolato, la sassifraga verdeazzurra, la parnassia, il
camedrio alpino, il rododendro rosso, il raponzolo di Scheuchzer.
Percorriamo una doppia curva tagliabile con una scorciatoia a
gradini in legno.
Troviamo altri cartelli indicatori che parlano della genziana
minore, la linaiola alpina e la soldanella comune.
Ora il sentiero è quasi pianeggiante (m. 2105). Altri cartelli
parlano della campanula di Scheuchzer, la pratolina d'alpe, la
betulla verrucosa, l'ontano verde, la genziana punteggiata, la
primula di valdaone, il cinquefoglie fior d'oro.
Dopo un tratto in leggera salita il percorso ritorna quasi in piano
e troviamo le ultime due indicazioni: il pino mugo e la felce di
Villarrii.
In leggera discesa ci abbassiamo di una diecina di metri poi
riprendiamo a salire con poca pendenza.
Tra pietre e qualche ciuffo d'erba percorriamo a mezza costa le
pendici occidentali del M. Cadino.
Più avanti cominciamo a vedere davanti a noi il Passo di Val Fredda.
Dopo pochi passi in discesa, riprendiamo a salire ignorando un
sentiero che si stacca a sinistra.
Poco dopo raggiungiamo il passo (m. 2321) e cominciamo a vedere
davanti a noi il Cornone di Blumone.
Al passo ci sono una croce con del filo spinato e alcuni segnavia
che indicano la prosecuzione del sentiero verso il Passo della Vacca
a ore 1 e il Rifugio Tita Secchi a ore 1.20.
Percorriamo un breve tratto in discesa passando accanto ad una
bacheca del Parco dell'Adamello.
Continuiamo poi con percorso quasi pianeggiante, compiendo un lungo
giro a mezza costa lungo le pendici orientali del Monte Frerone. A
destra, nel centro della vallata, vediamo la Corna Bianca mentre sul
versante opposto riusciamo a distinguere il sentiero n. 19 descritto
nel successivo itinerario.
Dopo una curva a sinistra troviamo il sentiero 38 che sale a
sinistra. Un cartello indica in quella direzione il Rifugio Gheza.
Continuiamo diritto.
Percorriamo poi un tratto a lato di un precipizio. Il sentiero è
molto largo e quindi possiamo procedere in tranquillità.
Più avanti troviamo una palina segnavia che indica sulla sinistra:
il Sentiero Antonioli, le Case di Val Paghera e Scalassone a ore
4.40 e il Passo del Frerone a ore 0.50; a destra: il Passo della
Vacca a ore 0.15 e il Rifugio Tita Secchi a ore 0.30
Andiamo dunque a destra, in leggera salita, superando un ruscello e
assecondando l'ansa della montagna.
Poco dopo, sotto le pietre, sentiamo scorrere un torrente.
Superiamo due pozze d'acqua. Il sentiero ora è pietroso.
Arriviamo al Passo della Vacca (m. 2359); si tratta di un valico
ampio e lungo, all'inizio del quale c'è la formazione rocciosa che
da il nome alla zona.
Troviamo anche un'altra bacheca a cura del Parco dell'Adamello e
l'innesto del sentiero n. 19 descritto nel secondo itinerario. I
segnavia indicano il rifugio Tita Secchi a ore 0.20 e il Passo di
Blumone a ore 1. Su un sasso c'è l'indicazione del vecchio rifugio
Rosa.
Superiamo una pozza d'acqua e ci addentriamo nel valico. Ad un
bivio, seguendo le indicazioni, andiamo a destra.
In lieve salita superiamo altre due pozze e vediamo di fronte a noi
il rifugio, situato tra il lago e il Cornone di Blumone.
Dobbiamo ora scendere e, non essendo possibile transitare sopra la
diga che chiude il lago, dobbiamo abbassarci fin sotto la stessa (m.
2350).
Con un ponticello in ferro oltrepassiamo il torrente emissario del
lago e incontriamo il sentiero n. 17 che sale dal rifugio
Nikolajewka al Gaver.
Con l'aiuto di alcuni gradini, risaliamo l'opposto versante.
Superiamo una casa e camminando su alcuni lastroni di roccia
arriviamo al rifugio.
Tempo impiegato: ore 2.30 - Dislivello: m. +620 -55
Data escursione: agosto 2008
Secondo Itinerario: dalla Malga Cadino (sentiero n. 19)
Parcheggiata l'auto in uno slargo ai lati della strada, ci
incamminiamo con una sterrata che, in direzione nord, si addentra
nella Valle Cadino. Percorreremo questa vallata tenendoci sul lato
destro della nostra direzione di marcia.
Una palina segnavia, posta all'inizio della sterrata indica:
sentiero n. 19, Corna Bianca a ore 1, Passo della Vacca a ore 2,
rifugio Tita Secchi a ore 2.20.
Il primo tratto è quasi in piano tra i prati.
Troviamo una prima bacheca posta a cura del Parco dell'Adamello, con
alcune carte indicanti le caratteristiche della zona. In fondo,
cominciamo a vedere la Corna Bianca.
Superiamo 14 arnie poste nel prato alla nostra sinistra. La stradina
comincia a salire con leggera pendenza.
Tagliamo una curva con una scorciatoia e continuiamo con un lungo
tratto fino ad una seconda bacheca.
Arriviamo poi ai piedi di un cornetto che aggiriamo verso sinistra
in piano.
Ad un bivio, ignoriamo il sentiero di sinistra per il Casinetto del
Dossi a ore 0.30 e il passo dell'Asinina a ore 0.45.
Giunti ai piedi della Corna Piana, nei pressi della terza bacheca,
troviamo una palina segnavia che indica a sinistra: il lago della
Vacca a ore 1.40 e il Passo di Blumone a ore 2 mentre a destra: la
Malga Lavone a ore 0.20 e la Piana del Gaver a ore 1.15.
Continuiamo sulla sinistra con una bella mulattiera selciata.
In basso a sinistra vediamo i laghetti di Moie (m. 1982), ma solo il
più vicino, quello con la forma di un paio di occhiali, contiene
acqua.
Per un tratto la mulattiera è ricoperta da sabbia finissima, poi
riprende il suo aspetto normale.
Arriviamo ad un altro bivio. A destra vengono segnalate delle opere
militari risalenti alla prima guerra mondale mentre a sinistra
continuiamo verso il Passo della Vacca segnalato a 1 ora e il
rifugio Tita Secchi a 1.20.
Evitando un percorso bloccato sulla destra, ci abbassiamo per una
diecina di metri superando un avvallamento con parecchi cespugli di
rododendro.
Poi iniziamo a salire su un pietroso sentiero, dapprima dolcemente
poi in modo più ripido verso un'erta parete. Dopo un tratto in piano
riprendiamo a salire e raggiungiamo la base del monte.
A sinistra, sotto di noi, c'è il lago Nero di Cadino (m. 2084), di
fronte giù vediamo il Passo della Vacca.
Poco dopo troviamo un altro sentiero che sale da sinistra,
proveniente dalla Malga Cadino.
Continuiamo verso la testata della valle sentendo di tanto in tanto
il richiamo delle marmotte.
Con una brusca curva a destra iniziamo a salire verso il Cr.te di
Laione (m. 2392). Guardando dal basso sembra che dobbiamo salire
verso la montagna in modo assai ripido e faticoso. In realtà non è
così perché ci sono lunghi tornanti e la pendenza non è mai
eccessiva.
Giunti in cima all'ultimo tornante, iniziamo un lungo traverso,
quasi in piano, verso il passo ove la "vacca" ora si distingue
nettamente.
Percorriamo tre brevi tratti su pietre franate e poi riprendiamo a
salire.
Arriviamo al passo (m. 2359). Da sinistra arriva il sentiero n. 1.
Continuiamo pertanto come descritto nell'ultima parte del primo
itinerario.
Tempo impiegato: ore 2.20 - Dislivello: m. +614 -46
Data escursione: giugno 2006
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